Bollettino sicurezza IT ottobre 2017

Attacchi DDoS e botnet

IoT_reaper: una nuova botnet in evoluzione

I ricercatori Netlab hanno identificato una nuova botnet soprannominata IoT_reaper.

La botnet è nelle prime fasi di vita ed è in rapida evoluzione: per ora non ha lanciato alcun attacco ma, come il nome lascia intendere, fa incetta di dispositivi IoT non protetti e li aggiunge alla sua rete. È simile alla botnet Mirai, ma con alcune differenze: colpisce solo device vulnerabili e non cerca di bucare le password (con una evidente minor spesa operazionale), integra parti in codice LUA che consentono attacchi più sofisticati e esegue scansioni poco incisive, quindi difficili da rilevare.

La botnet ha aggiunto circa 20mila dispositivi in poco più di 2 settimane; le vulnerabilità sfruttate riguardano dispositivi D-Link, Netgear, Linksys ed altri: sono specificate nell’articolo linkato. In diversi casi sono disponibili delle patch, occorre aggiornare il software/firmware.

Botnet scansiona il Web in cerca di chiavi private SSH

In un post WordFence lancia l’allarme riguardo il rilevamento di un’attività di scansione del Web in cerca di chiavi private SSH incautamente ospitate sui web server.

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OWASP ZAP: un potente strumento per scoprire vulnerabilità di siti Web

OWASP Zed Attack Proxy (ZAP) è uno strumento integrato dedicato al penetration testing (pentesting) che consente di rilevare vulnerabilità in applicazioni e siti Web. È una soluzione semplice e flessibile che si adatta a vari livelli di utilizzo e competenza, da sviluppatori ai primi passi con il pentesting a professionisti nel campo.

owasp zap cover

ZAP è composto da due macro-sezioni. La prima è uno scanner automatizzato di vulnerabilità che consente di identificare problemi e fornisce un report per sviluppatori, sistemisti e addetti alla sicurezza con i dettagli delle vulnerabilità per poter sanare la falla.
La seconda permette a ZAP di operare come proxy che consente di ispezionare il traffico e tutta la comunicazione HTTP – richieste (requests) e risposte (responses) – e gli eventi, con la possibilità di modificarli o analizzare i loro trigger che sono potenzialmente pericolosi per il sistema.

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Internet of Things, sicurezza e privacy: qualche riflessione sugli aspetti giuridici.

Quali implicazioni giuridiche più rilevanti possono discendere dallo sviluppo dell’IoT, soprattutto nell’ambito dei dati personali? A quali profili occorre prestare attenzione nel loro sviluppo?

Questa rivista, nel recente passato, ci ha descritto l’Internet of Things nella rubrica “La parola del giorno” e proprio nello scorso numero ha dedicato un articolo all’argomento della protezione dei dispositivi IoT.
L’interesse prestato all’argomento può dirsi ben motivato: da uno studio realizzato nel recente passato da Aruba, “The Internet of Things: Today and Tomorrow”, emerge che i vantaggi economici di business derivanti dall’IoT paiono superare di gran lunga le aspettative e, quindi, è presumibile che vi sarà nell’immediato futuro un boom del suo sviluppo, soprattutto nei settori delle aziende che creano uno “smart workplace”, nel settore industriale, nella sanità, nel settore retail o nella “wearable computing” (ovvero la tecnologia indossabile, vestiti, occhiali, orologi che contengono informazioni interconnesse), nella Pubblica Amministrazione e nella domotica. Conseguentemente, soprattutto per la varietà dei settori di diffusione e, dunque, l’interesse generalizzato all’argomento, vi possono essere varie implicazioni e problematiche, per quanto ci interessa in questa sede giuridiche, discendenti dall’utilizzo dei dispositivi IoT.

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Data Breach: una breve e chiara sintesi dei nuovi obblighi, responsabilità e sanzioni alla luce del Nuovo Regolamento Europeo (GDPR)

Cosa deve fare un’azienda che ha subito un Data Breach secondo il nuovo General Data Protection Regulation (GDPR)? Come lo deve fare ed entro quanto tempo? Quali responsabilità assume e quali sanzioni rischia altrimenti?

La Redazione di Guru ci ha recentemente raccontato, tra le parole del giorno, del c.d. Data Breach. Da qui la curiosità di sapere qualcosa di più, anche da un punto di vista giuridico, su cosa deve fare un’azienda che è stata vittima di una violazione informatica e su quali sono le sue responsabilità alla luce del Regolamento Europeo 2016/679 (che entrerà in vigore tra qualche mese e in vista del quale occorre prepararsi).

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GFI LanGuard: network security scanner e patch management

Mantenere correttamente aggiornate le infrastrutture IT è una attività articolata e dispendiosa, e LanGuard è il prodotto di GFI pensato proprio per strutturare e automatizzare i processi di gestione in completa sicurezza.

Un esempio di quanto pericoloso possa essere avere sistemi non aggiornati è la scorsa infezione ad opera di WannaCry, il ransomware che - pur avendo creato problemi a una fetta relativamente “contenuta” di utenti - ha attaccato infrastrutture Microsoft in oltre 150 paesi. Questo perchè sfruttava la falla EternalBlue, capace di compromettere solo alcune versioni del sistema operativo di Redmond. Ma provate a immaginare cosa sarebbe successo se fosse stato in grado di attaccare tutti quanti i sistemi Windows.

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Wordpress Security

Secondo W3techs, WordPress è usato dal 28,1% dei siti Internet esistenti, in particolare dal 59% di tutti quelli basati su CMS, e il tasso d’adozione non tende affatto a diminuire
Questi numeri bastano a far capire la grande diffusione di WordPress: la sua facilità d’installazione e personalizzazione lo rendono adatto a un grande numeri di casi d’uso, eCommerce compresi.
Ma d’altro canto questa popolarità ha un lato negativo: lo rende una delle piattaforme più appetibili per gli hacker. Fortunatamente si possono prevenire e limitare i danni da un attacco, con accorgimenti e tecniche che andremo ad analizzare in questo articolo.

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Proteggere i device IoT

Come proteggere i device IoT connessi in rete e metterli in sicurezza

IoT è l'acronimo di Internet of Things, con questo termine si indica una rete informatica in cui dispositivi, sensori, oggetti, persone e animali sono dotati di un identificativo univoco e in grado di scambiarsi dati tramite Internet senza necessità di una interazione diretta uomo-macchina. L'idea nasce dalla convergenza delle tecnologie wireless con la disponibilità di sensori e strumenti elettronici sempre più piccoli, evoluti e a basso costo.

Così scrivevamo a proposito di IoT nella nostra rubrica “La parola del giorno”.

In senso lato, l’Internet delle Cose è dunque costituito da tutti i dispositivi che sono connessi in rete, e l’elenco è veramente lungo, come si può constatare con una breve ricerca su Shodan, il motore di ricerca per device IoT connessi in rete. https://www.shodan.io/
Una conseguenza dell’essere connessi in rete è la possibilità, tutt’altro che remota, di essere hackerati: il rischio è che i device vengano infettati e resi parte di una botnet usata dai cyber-criminali per scopi illeciti, come attacchi DDoS, distribuzione di malware, invio di spam e altro.

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WannaCry: analisi di un attacco Ransomware particolarmente infido

A metà maggio, quello che inizialmente poteva sembrare un "normale" attacco ransomware, ha scatenato un notevole impatto immediato anche sui canali dei non addetti ai lavori: stiamo parlando di WannaCry.

Questo ransomware, nell'arco di qualche decina di ore, ha infettato migliaia di computer e messo in ginocchio svariate infrastrutture a livello europeo, prima che si riuscisse a tamponare la situazione. Analizziamo cosa è successo e perché in realtà è un attacco particolare nel suo genere e, per alcuni aspetti, addirittura inquietante.

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Bollettino Sicurezza Maggio 2017

Attacchi DDoS e botnet

La botnet Rakos cresce ma rimane inattiva
La botnet Rakos cresce in termini numerici ma rimane inattiva, secondo Renato Marinho di Morphus Labs. 
Rakos aggiunge circa 8.000 nuovi device IoT zombie ogni giorno, e si evolve: è stata aggiunta una struttura P2P in cui alcuni bot funzionano da server C&C (Command & Control) chiamati Skaros, altri da “operai” - Checker - che lanciano attacchi via SSH ad altri server per aggiungerli alla botnet.
Attualmente Rakos è composta da device IoT: RaspberryPI 45%, OpenELEC (su RaspberryPI) 22%, Ubiquiti (access point wireless) 16% ed altri.
Ad oggi l’unico rimedio per eliminare il malware è riavviare il dispositivo IoT e utilizzare delle credenziali SSH robuste.
Marinho definisce la botnet come “transiente”: i bot non rimangono tali indefinitivamente ma solo fino al riavvio; la forza della botnet sta nel numero di bot disponibili in media ogni giorno - circa 8000 - che sono sufficiente a scatenare attacchi DDoS di grande impatto.

Shodan inaugura un nuovo strumento per trovare server C&C
Shodan inaugura Malware Hunter, uno strumento per individuare i server Command and Control (abbreviati in C&C o C2), cioè quei server facenti parte di una botnet che inviano i comandi ai membri (zombie) della botnet stessa e funzionano da centri di distribuzione del codice dannoso a cui gli zombi attingono.
Malware Hunter funziona grazie a bot che sondano la Rete cercando computer configurati in modo da funzionare da server C2 di una botnet. Il bot usa poi dei metodi predefiniti per fingere di essere un computer infetto e comunicare con il server C&C. Se il sospetto server C2 risponde, Malware Hunter registra i dati e li mette a disposizione nel tool grafico.

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Bollettino sicurezza IT aprile 2017

Attacchi DDoS e botnet 

Botnet Mirai lancia attacco DDoS verso università USA

A fine febbraio è stato rilevato dai ricercatori Incapsula un attacco DDoS (Distributed Denial of Service) verso un’università USA.
L’attacco è durato 54 ore ininterrotte e ha generato una media di 30.000 richieste per secondo (RPS), con punte di 37.000 e un totale di 2.8 miliardi di richieste; un numero sufficiente per mandare KO gran parte degli apparati connessi in rete.
Meno di un giorno dopo il primo attacco, se ne è verificato un secondo, ma questa volta con un impatto minore: la durata è stata di poco più di un’ora e mezzo e le RPS sono state in media 15.000.

L’attacco mostra una probabile nuova versione della botnet, come mostrano le dimensioni dell’attacco stesso e degli user agent utilizzati, diversi da quelli finora conosciuti; l’attacco ha avuto impatto a livello applicativo piuttosto che di rete (network layer).

Gli indirizzi IP coinvolti, 9.793 distribuiti in gran parte tra USA, Israele, Taiwan, India, Turchia, Russia e anche Italia, risalgono in gran parte a dispositivi dell’Internet of Things come telecamere CCTV, router e videoregistratori digitali; in particolare, il 56% dei dispositivi coinvolti appartiene a DVR di un singolo produttore (che non è stato reso noto).

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Bollettino sicurezza IT Luglio 2017

Attacchi DDoS e botnet 

Linux.MulDrop.14 colpisce Raspberry PI per mining di cripto-valute
I ricercatori Dr.Web hanno scoperto un malware – Linux.MulDrop.14 – che colpisce Raspberry PI, il popolare computer su singola scheda usato in vari ambiti, che infetta i dispositivi e li aggiunge ad una botnet che fa mining di cripto-valute.
Nel caso in questione i dispositivi con le credenziali di default intatte e raggiungibili via SSH dall’esterno: il malware si installa nel device, cambia la password di accesso e aggiunge vari pacchetti, tra cui le librerie necessarie ad eseguire il mining di cripto-valute, ZMap per eseguire scansioni in rete in cerca di device vulnerabili e sshpass per eseguire la login sui sistemi trovati.
Una volta infettati l’unico modo per eliminare il malware è reinstallare il sistema operativo. Naturalmente le credenziali di default (pi:raspberry) vanno cambiate.

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Trend Micro e le minacce del cyber spionaggio: tra rischi attuali e tendenze future

La seconda edizione del Security Barcamp organizzato da Trend Micro si conferma un interessante appuntamento per affrontare le tematiche relative alla sicurezza IT sia su scala globale che con particolare focus sulla situazione nel nostro paese.

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L’ospite speciale dell’evento è stato Rik Ferguson, Vice President di Trend Micro, che nel suo intervento ha trattato in modo piuttosto esteso quelle che secondo l’azienda americana sono le tre principali minacce attuali e future in ambito IT. Al primo posto sicuramente il fenomeno ransomware che, esploso durante il 2015, ha vissuto nell’arco dell’anno successivo una crescita del 400% in termini di tipologie e di famiglie disponibili. La nuova tendenza però è quella di raffinare e migliorare le tecniche di attacco, concentrandosi su utenze business (dove il valore dei dati è maggiore e può giustificare esborsi più ingenti per il riscatto) appositamente selezionate e lavorando molto sulle tecniche di ingegneria sociale che stanno alla base di questi attacchi.

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Cross Site Request Forgery: Da basso ad alto impatto

Il Cross Site Request Forgery, chiamato anche CSRF, è una vulnerabilità che si verifica quando manca un adeguato controllobsulle richieste che non vengono inviate intenzionalmente, ma sono pensate da un utente malintenzionato che successivamente le farà eseguire alla vittima tramite un link che porta ad un pagina html, la quale invierà la richiesta senza che la vittima se ne accorga.Tramite CSRF è possibile effettuare azioni più o meno gravi, per questo motivo vanno classificati in base all'impatto e ai danni che possono causare ad ogni utente.

Basso Impatto

Questi tipi di CSRF non hanno un grande impatto sulla sicurezza se sfruttati, a parte causare qualche fastidio, non arrecano danni ingenti agli utenti di un sito web vulnerabile. Un esempio potrebbe essere un CSRF di logout, ovvero visitando una pagina contenente quel tipo di CSRF si verrà sloggati dal sito web in questione e bisognerà effettuare di nuovo il login.

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Bollettino sicurezza IT gennaio 2017

Attacchi DDoS e botnet 

Rakos, la nuova botnet che attacca i sistemi Linux

I ricercatori ESET hanno pubblicato un articolo dove viene spiegato come una botnet, battezzata Rakos, si stia creando tramite infezioni via SSH a server e device IoT Linux. La botnet Mirai, per confronto, agisce prevalentemente via Telnet, anche se sono stati registrati attacchi via SSH.

Le prime tracce di Rakos risalgono ad agosto 2016 e nei mesi successive le segnalazioni sono aumentate; il timore è che la botnet, che al momento è inattiva, possa presto iniziare delle attività di DDoS.

I ricercatori ESET hanno ricostruito come lavora Rakos: anzitutto accede ad un server Linux via SSH con un attacco brute force e crea delle cartelle con vari nomi da cui opera (.javaxxx, .swap, o kworker).

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