OpenStack - Nova e Glance

Nova – Compute

Probabilmente Nova è il più famoso fra i progetti di OpenStack, il più complicato e il più distribuito. Fornisce server virtuali su richiesta. Un grande numero di processo coopera per trasformare le richieste API degli utenti finali in macchine virtuali funzionanti.

Questi sono i componenti principali di Nova con le relative funzioni:

  • nova-api : una API REST-ful che accetta comandi in ingresso e interagisce con il Cloud di OpenStack;
  • nova-compute: un daemon che crea e distrugge le istanze di macchine virtuali tramite le API dell’Hypervisor:
  • nova-scheduler: prende una richiesta dalla coda e determina su quale host deve venir eseguita;
  • nova-conductor: fornisce i servizi per nova-compute, come finire gli update del database e gestire le task avviate;
  • nova database: raccoglie la maggior parte delle informazioni relativea build-time e run-time;
  • La coda inoltre funziona da hub centrale per scambiare messaggi fra daemon. Normalmente ciò viene implementato con RabbitMQ.;
  • Nova inoltre fornisce dei servizi di console per permettere all’utente finale di accedere alla console delle sue istanze virtuali tramite proxy. Vari daemon vengono impiegati (nova-console, nova-novncproxy e nova-consoleauth);
  • nova-network : un daemon molto simile a nova-compute. Raccoglie le task di networking dalla coda e le esegue per gestire il networking (ad esempio impostare le interfacce o cambiare le regole di iptables). Questa funzione verrà trasferita su Neutron, un componente separato;
  • nova-volume : gestisce la creazione, la connessione e la disconnessione dei volumi persistenti alle macchine virtuali. Questa funzione verrà trasferita su Cinder.

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SecurePass: controllo centralizzato delle identità

Ecco SecurePass, un servizio cloud-based per l'autenticazione multipiattaforma tramite One Time Password.

securepass

La gestione di username e password in azienda è un argomento molto delicato, e diventa più importante e complesso all’aumentare di dipendenti e servizi da gestire. La società svizzera GARL, specializzata in sistemi di sicurezza per l’informatica, offre SecurePass come servizio centralizzato per la gestione delle identità. L’offerta di GARL prevede quattro differenti tipologie di abbonamento, che differiscono per le funzionalità incluse e, naturalmente, per il prezzo. L’offerta di ingresso (Personal) è gratuita, ma prevede al massimo due utenze e la sola autenticazione via SSO, all’aumentare del prezzo troviamo rispettivamente Business, Enterprise+ e Service Provider: il dettaglio sul numero di utenti inclusi e modalità di autenticazione supportate sono disponibili a questo indirizzo. Da sottolineare che, esclusa l’offerta Service Provider che prevede una valutazione dedicata, i prezzi sono molto contenuti (3 o 7 euro/mese a utente).

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Cloud-native Apps: la piattaforma di VMware

L’evoluzione verso le soluzioni cloud costituisce una delle più grandi rivoluzioni in ambito IT e sta cambiando completamente il modo di progettare e valutare le infrastrutture in ambito aziendale.

Non è certo una novità che le architetture Infrastructure as a Service (Iaas) per un amministratore di sistema permettano di sfruttare il modello a servizio per consolidare i server, aumentare la disponibilità delle applicazioni aziendali e in molti casi anche diminuire i costi.

Nel passaggio dalla virtualizzazione al cloud, VMware è stata senza dubbio uno dei player di riferimento, grazie anche al vantaggio accumulato in anni in cui era davvero l’unica azienda che investiva nello sviluppo di prodotti virtuali. Oggi – qualsiasi sia il vendor del mio hypervisor – di fatto la macchina virtuale costituisce l’unità minima computazionale di un sistema informatico.

Qualcosa però sta cambiando profondamente nelle architetture Iaas, parliamo di due importanti innovazioni: lo sviluppo di applicazioni costruite nativamente per una architettura cloud e i container che semplificano radicalmente l’implementazione e lo sviluppo di applicazioni più tradizionali. VMware naturalmente si sta muovendo il più rapidamente possibile per mantenere il suo vantaggio anche in questo settore. Vediamo come analizzando le soluzioni presentate nell’ultimo VMworld (Europe e Usa).

Anatomia di una applicazione cloud-native

Secondo Kit Colbert - VP & CTO di VMware, e Team Leader del progetto Cloud Native Application - con il termine cloud-native si intendono applicazioni di ultima generazione costruite su infrastrutture dinamiche ed elastiche. Il software defined datacenter, unito ad elementi infrastrutturali nei pacchetti vSphere e NSX costituisce l'ambiente ideale dove far girare applicazioni tradizionali e cloud-native.

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Simpana è pronto per MSP e Cloud Provider - Intervista a Robbie Wright, Senior Manager Product Marketing Commvault

Nel corso dello scorso VMworld Europe abbiamo incontrato e intervistato Robbie Wright, Senior Manager Product Marketing di Commvault, che era presente insieme a tutto il team dei responsabili dello sviluppo dei prodotti della società statunitense. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui.
commvault

Come definireste la vostra linea di prodotti? Non è forse riduttivo parlare di soluzioni per il backup?

Certo, molti ci identificano con il termine backup, ma la soluzione di Commvault è così ampia ed evoluta che forse potremmo definirla meglio usando tre termini: data protection, management e compliance. In particolare noi pensiamo che il concetto stesso di backup sia superato, al VMworld parliamo di Workload Portability, la possibilità di spostare il carico di lavoro tra differenti servizi cloud. Tutta l’infrastruttura per noi diventa unica.

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OpenStack - Cloud: un pianeta da scoprire

Sono stato faccia a faccia con molti Manager IT e CTO Europei e quanto vogliono che io parli di OpenStack o del Cloud, la maggior parte delle volte intendono un’altra cosa: i clienti vogliono un’alternativa a VMware per la virtualizzazzione. I più audaci vogliono una bella interfaccia Web con cui accedere alle macchine virtuali e nulla più. “Cloud” sembra nient’altro che l’ennesimo tormentone pubblicitario che significa tutto e il contrario di tutto. Non voglio discutere ora i motivi per cui lasciare VMware, ma l’equazione “Cloud = Virtualizzazione” è piuttosto diffusa fra i clienti. Questo è quello che alcuni vendo hanno voluto farci credere.

Sebbene il Cloud impieghi un ambiente virtualizzato, la virtualizzazione non è cloud. Permettimi di dare una definizione usando quella del NIST, l’ente americano della gestione delle tecnologie: “Il Cloud computing è un modello che permette un accesso da ogni luogo, conveniente e on-demand a un pool condiviso di risorse computazionali configurabili (ad esempio reti, server, storage, applicazioni e servizi) il cui provisioning è veloce e richiede il minimo sforzo di gestione”.

Continua poi identificando tre modelli di servizio: Software as a Service -SaaS-, Platform as a Service -PaaS- e Infrastructure as a Service -IaaS-.
Anche i quattro modelli principali di deployment sono definiti: cloud privato, cloud pubblico, cloud ibrido e cloud comunitario.

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OpenStack - Horizon e Keystone

Articolo precedente: I componenti di OpenStack

Horizon – Dashboard

Horizon fornisce un’interfaccia modulare disponibile via Web per tutti i servizi di OpenStack. La maggior parte delle operazioni sono eseguibili con questa GUI Web, come lanciare un’istanza, assegnare gli indirizzi IP e gestire il controllo sugli accessi.

openstack horizon dashboard

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OpenStack - Presentazione di OpenStack

Articolo precedente: Cloud: un Pianeta da scoprire

Il grande vantaggio di OpenStack è quello che i clienti possono scegliere se usare l’implementazione standard per ogni progetto oppure, per ciascun progetto, una soluzione fornita da un vendor specifico.
La promessa di OpenStack è l’interoperatibilità tra i componenti di vari vendor o progetti Open Source, offrendo in tal modo al cliente un’ampia gamma di scelta per la soluzione ai suoi bisogni.
OpenStack può offrirti questi benefici:

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Ransomware: come proteggersi da Crytolocker, Cryptowall & C

Anche i virus si evolvono, di pari passo con l’evoluzione tecnologica: ormai l’obiettivo degli hacker è esclusivamente trarre profitto dai crimini informatici. In questo scenario i ransomware – la categoria di malware che prevede la richiesta di un riscatto – sono un esempio particolarmente calzante di questa tendenza.

Non c’è sistemista che non abbia ancora avuto a che fare, direttamente o indirettamente, con Cryptolocker, Cryptowall o uno dei suoi derivati. Questi virus, quando infettano una macchina, procedono rapidamente a cifrarne tutto il contenuto con una chiave segreta: per poter decifrare i dati compromessi – quando non è disponibile un backup aggiornato e protetto dallo stesso virus – l’unica possibilità è pagare un riscatto.

Cryptolocker

Ecco una delle schermate davanti a cui ci si può trovare dopo che i propri file sono stati cifrati da un Ransomware

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OpenStack - I Componenti

Articolo precedente: Presentazione di OpenStack

OpenStack è una raccolta di tecnologie Open Source che mette a disposizione un incredibile sistema operativo cloud scalabile.
Il sistema operativo cloud di OpenStack controlla un grande pool di risorse computazionali, di storage e di networking disponibili in un datacenter, il tutto gestito da una dashboard che dà il controllo ai sistemisti e al contempo dà la possibilità agli utenti di fare il provisioning delle risorse tramite un’interfaccia Web.
Possiamo pensare a ciò come ad un software che accende la nostra offerta di Infrastructure as a Service (IaaS), come quello che è dietro ad Amazon Web Services.

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OpenStack - DevOps: verso l'infinito e oltre

Dunque, hai compreso i concetti di OpenStack, i suoi componenti e come le applicazioni giocano un ruolo importante nel Cloud. Prima di svelarti come aver successo con OpenStack, c’è una cosa importante che voglio tu capisca.
La prossima parola in voga che tutti menzioneranno sarà DevOps. Come puoi immagine, DevOps sta per Development Operations, Operazioni di Sviluppo.

L’obiettivo di un DevOpes è migliorare l’agilità di consegna del servizio, promuovere la comunicazione, la collaborazione e l’integrazione fra sviluppatori software e personale IT. Invece di vedere questi due gruppi come due compartimenti stagni che parlano tra loro ma non lavorano insieme, il DevOps riconosce l’interdipendenza fra personale IT e sviluppatori software.

In un mondo ideale, grazie all’uso continuo di tool di integrazione e test automatizzati, un gruppo di sviluppatori può portare on-line una nuova applicazione senza alcun team IT. Per esempio, Flickr ha sviluppato un approccio DevOps per supportare una richiesta lavorativa di 10 sviluppi al giorno. A titolo informativo, questo approccio è chiamato “Continuous Development” o anche “Continuous Delivery”.
La discussione dello sviluppo e delle metodologie AGILE è al di fuori degli scopi di questo articoli, ma una cosa è da capire e tenere a mente, che tu sia un manager IT, uno svilupatore o un sistemista.

Se decidessi di abbracciare il Clou in pieno e pensassi di adattare le tue app per sfruttarlo al meglio, allora ogni aspetto legato all’IT dovrebbe venir analizzato con attenzione.
Lo sviluppo, sia interno che outsourced, deve essere preso in considerazione; inoltre, il modo in cui la tua azienda è organizzata deve cambiare: ho già detto che il Cloud rappresenta un’enorme svolta?

1Backup, soluzione Cloud e On-Premises per Msp, Rivenditori e utenti finali

Nell'era del cloud diventa sempre più difficile definire i confini tra ciò che sta entro le mura e su Internet. Questo vale anche per 1Backup, un software di backup che può essere usato sia entro le mura su uno storage locale, sia off-premises, nel cloud di Coretech, l'azienda che lo commercializza in Italia.

1Backup è un prodotto che ha due categorie di utenze diverse: gli utenti finali, che cercano una soluzione facile da configurare con cui salvare i dati di desktop, server o workstation e i sistemisti, i Managed Service Provider o i rivenditori di servizi IT o di informatica che vogliono un prodotto ben localizzato da proporre ai propri clienti per passare al backup offsite, al di fuori delle mura.

  • 1Backup è un prodotto che ha due categorie di utenze diverse: gli utenti finali, che cercano una soluzione facile da configurare con cui salvare i dati di desktop, server o workstation e i sistemisti, i Managed Service Provider o i rivenditori di servizi IT o di informatica che vogliono un
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Il software è basato su un Agent che può essere scaricato e installato su qualsiasi macchina desktop o server, Windows (da XP a 10, da Server 2003 a Server 2012 R2), Linux (supporto ufficiale per Centos e Red Hat) o Mac (da 10.5 a 10.10) e una interfaccia Web con cui si possono creare altri utenti con spazio e numero di agenti limitati o addirittura altri utenti sub-admin in grado di creare a loro volta altre utenze. Msp, rivenditori e IT manager potranno così assegnare i permessi a clienti, dipendenti e così via. 

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VMware vSphere 6.0: pronti per l'upgrade?

VMware vSphere, la piattaforma di virtualizzazione dei server leader del settore, è giunta alla versione 6.0, rilasciata a febbraio 2015. In questo articolo proveremo a fornire una panoramica delle principali novità, con delle considerazioni basate sull’esperienza d’uso e un’analisi delle problematiche che si potrebbero avere con l’upgrade delle versioni precedenti.

UPDATE: vSphere 6.0 U1 ecco le novità


I nuovi numeri

Le migliorie principali sono naturalmente di tipo computazionale, così come ci si aspetta dal passaggio ad una nuova versione. I nuovi numeri indicano che una singola istanza di VMware vCenter Server supporta sino a 1.000 host ESXi, sino a 15.000 VM registrate e sino a 10.000 VM accese contemporaneamente. Ogni singolo host supporta sino a 1024 VM, può gestire un massimo di 480 CPU (da cui si possono sfruttare sino a 4096 CPU virtuali), e 6Tb di memoria RAM, che diventano 12Tb con hardware certificato. Anche i numeri di un cluster di host ricalcano questi aumenti: è possibile avere 64 host e 8.000 VM per cluster.

Come ogni nuova release di vSphere, anche questa introduce un livello più alto di hardware virtuale, giunto alla versione 11, grazie al quale ogni VM potrà gestire sino a 128 CPU virtuali e sino a 4TB di memoria.

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VMware vSphere: ready for 6? Custom Image e Backup

Siete indecisi se passare a vSphere 6? Ecco alcune informazioni sui software di terze parti che potrebbero essere fondamentali per la vostra scelta.

Sono passati ormai alcuni mesi dal rilascio di VMware vSphere 6 ed è anche uscito il primo piccolo update (U1), ma per chi ha una infrastruttura è davvero arrivato il momento di aggiornarsi? Per aiutarvi a decidere oltre alle considerazioni che trovate in questo articolo in cui vi presentiamo tutte le novità, abbiamo preso in considerazione sia la disponibilità delle immagini di ESXi CUSTOM per le macchine dei vari produttori, sia il supporto da parte dei principali software di backup. Ècinfatti molto difficile pensare di passare a un nuovo sistema se il software di backup utilizzato in azienda non è ancora compatibile.

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Windows Server 2016, Anche Microsoft crede nei Container

Abbiamo provato per voi la Technical Preview 3 di Windows Server 2016, il cui rilascio è previsto all’inizio del prossimo anno. Vediamo quali sono le principali novità.

Il successore di Windows Server 2012 R2, come ormai noto agli addetti ai lavori, è arrivato alla fase finale dello sviluppo: la terza anteprima dedicata a sviluppatori e tecnici è stata rilasciata verso la fine dello scorso mese di agosto. 
Prima di analizzare alcune delle funzioni più avanzate, parliamo delle novità introdotte a livello grafico: come già successo con i precedenti rilasci (2012/2012 R2 e 8/8.1), il sistema server presenta una interfaccia grafica (GUI, Graphical User Interface) che si può considerare condivisa in tutto e per tutto con l’edizione desktop. Il riferimento in questo caso è ovviamente al neonato Windows 10, dunque non è presente l’interfaccia Modern con le Tiles a pieno schermo né la Charms Bar sulla destra. Torna il classico menu Start, seppur rivisto nel design. Novità che sicuramente saranno apprezzate da molti sistemisti, soprattutto per l’uso in controllo remoto.

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