Il ProLiant ML10v2 è un server tower che si posiziona alla base dell’offerta di HP Enterprise e offre (in base alle sue diverse configurazioni) un rapporto prezzo/caratteristiche molto vantaggioso. Uno dei possibili utilizzi per un prodotto di questo tipo è la realizzazione di un host virtuale con vSphere. Con meno di 500 euro ecco come allestire un piccolo laboratorio con cui provare vSphere senza rinunciare a buone prestazioni.

Hardware e dotazione

Questo server rientra nella tipologia a socket singolo in formato tower (con ingombro di 4U). È disponibile in diverse configurazioni hardware, che si differenziano principalmente per il processore con cui sono equipaggiate: Intel Core i3-4150, Pentium G3240, oppure Xeon nelle version1 E3-1220v3 o 1241v3 con 8 MB di cache di terzo livello L3. Il quantitativo di memoria RAM onboard è di 4 GB (upgradabile fino a 32), mentre la gestione dei dischi (è presente una unità da 1TB ma solo in alcune configurazioni) è affidata a un controller SmartArray B210i. Lato networking troviamo una scheda dual gigabit 332i (con chipset Broadcom Nextreme BCM5730). Da segnalare la presenza della iLO 4 (aggiornabile anche alla release Advanced), seppur senza porta di rete dedicata.

ml10 interno

Le possibilità di espansioni sono notevoli: sulla scheda madre sono presenti quattro slot per installare fino a 32 GB di memoria RAM DDR3 (di tipo ECC Unbuffered), due slot PCIe x8, uno di tipo x16 e un ultimo di tipo x4 utili per eventuali schede aggiuntive (controller dischi dedicati, controller di rete etc.). In dotazione viene anche fornito un cavo SAS-SATA con 4 connettori completi di alimentazione.Il telaio dell’ML10v2 prevede una soluzione un po’ diversa dal solito per l’installazione dei dischi (e/o SSD), che vanno inseriti in un apposito cage metallico inserito nella parte frontale, dopo aver rimosso la mascherina. Sulla scheda madre sono inoltre presenti due porte aggiuntive SATA 6 GBps.

cage

Complessivamente gli slot per i dischi sono 6, mentre nella parte frontale superiore sono presenti due bay da 5.25’’ per l’installazione di eventuali masterizzatori. Interessante notare che, a differenza di altri prodotti di pari fascia (come il Fujitsu 1310 che abbiamo recensito sul numero di gennaio), l’alimentatore è in formato ATX e questo permette – pur non avendo a disposizione una alimentazione ridondata – di intervenire facilmente in caso di guasto della unità principale. 

La connettività esterna è essenziale: sul frontale sono presenti due porte USB 2.0, mentre sul pannello posteriore si trovano due USB 3.0, le due porte gigabit e una VGA per il collegamento del monitor. Da indicare sul frontale anche la presenza dei LED di stato della rete, di salute della macchina e quello blu dello UID (il led utilizzato per identificare la macchina su cui si sta lavorando in situazioni di installazioni multiple).

Per concludere l’analisi dell’hardware e dello chassis, nella parete posteriore è presente una ventola da 120mm per il raffreddamento interno e del radiatore del processore (di tipo fanless), dotata di supporto plastico a sgancio rapido. Come di consueto nei server tower di HP, all’interno del case è presente una struttura di plastica sagomata trasparente per incanalare l’aria e proteggere i componenti interni.

ml10 paratia

La struttura è complessivamente semplice e ordinata e la rumorosità una volta superata la fase di avvio è molto contenuta, paragonabile se non inferiore a quella di un normale desktop a uso ufficio.

Parlando nello specifico della macchina in prova, abbiamo utilizzato la configurazione con processore Pentium G, 4 GB di RAM (che abbiamo poi aumentato con moduli Crucial compatibili) e prezzo di acquisto pari a 200 euro IVA esclusa. Lo storage era invece composto da due unità SSD Samsung 850 EVO da 250 GB di fascia consumer (sconsigliate in produzione su server, ma adatte all'uso come laboratorio), configurate in RAID 1 sul controller SmartArray onboard. I consumi rilevati, in questa configurazione, si attestano intorno ai 35 Watt di media, con un picco oltre i 50 Watt nelle fasi di avvio del sistema.

Il case riprende la veste grafica dei nuovi server HPE
Sulla scheda madre sono presenti la porta SAS e le due SATA
I 4 slot di espansione disponibili
Il dissipatore è di tipo fanless e contribuisce a ridurre la rumorosità complessiva
L'alimentatore in formato ATX
Il pannello posteriore è essenziale
Sul posteriore sono indicati i corrispondenti slot PCIex
Il retro del cage metallico presenta i connettori SATA per i dischi e/o SSD
Il particolare sistema di inserimento per dischi

Installazione di ESXi

L’utilizzo dell’ML10v2 come host di virtualizzazione è semplificato dal fatto che rientra nella Compatibility List di VMware con supporto fino a ESXi 6.0 U2 (link qui) e non presenta quindi problemi di compatibilità in fase di installazione. Dal sito HPE è inoltre possibile scaricare driver, firmware e software di gestione per tutti i principali sistemi operativi server (da Windows Server 2008 a 2012 R2, RHEL 7, SUSE 11 e 12) e per gli hypervisor dal 5.1 al 6.0 appunto.

Unico problema riscontrato durante l’installazione è stata la limitata quantità di RAM a disposizione, i 4 GB installati, di cui solo 3,84 effettivamente disponibili (in parte condivisi con il chipset grafico) non sono infatti sufficienti per completare il setup. Abbiamo quindi effettuato un upgrade per condurre i test usando moduli Crucial compatibili. 
La configurazione dello storage ha richiesto una procedura diversa da solito: chi già fosse abituato a lavorare con i controller SmartArray sa che, durante la fase di boot, è possibile avviare l’utility di gestione da cui si possono configurare i dischi ed eventuali RAID. Sull’ML10v2 bisogna invece procedere in modo leggermente diverso: la pressione del tasto F5 durante il boot infatti, non porta all’avvio di nessuna Utility (nonostante il messaggio di conferma avvio appaia normalmente), ma è necessario procedere manualmente utilizzando i tool di HPE Service Pack for ProLiant (SPP) o Smart Storage Administrator (SSA). Avviabili sia da CD che come immagine ISO da virtual media, questi software permettono di caricare l’utility di configurazione, nel nostro caso per realizzare un array con i due SSD in RAID 1.

Una volta avviato ESXi abbiamo controllato lo stato di salute della macchina (dalla apposita voce di menu Health Status, da cui è possibile monitorare in modo completo l’hardware) in modo completo grazie al supporto totale dell'hypervisor alla sensoristica hardware, e lo stato di collegamento del controller di rete. Il passaggio successivo è stato l’aggiunta dello storage interno: utilizzando il controller onboard il volume logico è rilevato correttamente come storage di tipo SSD.

ml10 ssd ok

hp ok

Un rapido test, condotto con CrystalDisk Mark su una VM Windows 7 Pro, ha rilevato buone prestazioni sia in lettura sia in scrittura, seppur piuttosto lontane da quelle massime raggiungibili dalle SSD in uso in combinazione con la configurazione RAID1, che dovrebbe portare consistenti vantaggi soprattutto in lettura.

 

ibm okPer avere una più completa visione delle performance raggiungibili, abbiamo installato un più potente controller IBM ServeRaid M5015 dotato di 512 MB di cache e batteria a bordo per la protezione dei dati in scrittura. Anche in questo caso la configurazione dello storage era di tipo RAID1 e abbiamo rilevato un complessivo aumento della velocità in lettura (passata da 320 a oltre 1200 MBps), a fronte di una diminuzione di quella in scrittura, che scende a 220 MByte/s dai circa 300 MByte/s ottenuti nella precedente configurazione. 

Un ottimo prodotto, non solo per virtualizzare

L’ML10v2 si è rivelato un dispositivo molto interessante sotto diversi aspetti, e non solo per essere utilizzato nel contesto della virtualizzazione. Prezzo molto contenuto, buone possibilità di espansione e caratteristiche complessive di ingombri, consumi e rumorosità lo rendono infatti un’ottima soluzione per utilizzi Small Office. In particolare dove si voglia unire l’affidabilità di una soluzione di fascia superiore, ai normali vantaggi di un desktop. Volendo invece realizzare un laboratorio per virtualizzazione, il supporto a ESXi e la dotazione base comprendente il controller dischi dedicato e di due schede Gigabit Ethernet lo rendono un’ottima base di partenza, magari con un occhio alla configurazione dotata di processore Xeon, che si posiziona comunque sotto i 500 euro di prezzo al pubblico.

Caratteristiche tecnicheHPE ML10v2
ProcessoreIntel G3240 - Dual Core, 3.10 GHz, no HyperThreading, 3MB cache L3
Ram installata/Massima8GB su due moduli/32GB
Tipo di Ram installabileDDR3 Unbuffered ECC
Numero slot Ram4
Dischi in dotazione-
Slot dischi 3.5 pollici interni4 + 2
Slot dischi 3,5 pollici ad accesso frontale 6 Gbit/s Sata0
Slot dischi 3,5 pollici ad accesso frontale 3 Gbit/s Sata0
Slot CD-Rom 8,5 mm spessore2
Controller dischiSmartArrai B210i
Modalità RAID supportate0/1/10
Tipo dischi supportatiSATA
Cache a bordo del controller-
Porte Sata extra2
Sistema di controllo fuori bandaiLO 4
Processori disponibili su altri modelliCore i3, Xeon E3-1220-1241v3
Sistemi operativi supportati ufficialmenteWindows 2008 R2, 2012, 2012 R2, Red Hat Enterprise Linux (5,6 e 7), SUSE Linux Enterprise Server (11 e 12), Microsoft Hyper-V Server 2012 e 2012 R2, ESXi 5.1 to 6.0
Usb 3.0 frontali-
Usb 2.0 retro-
Usb 3.0 retro2
Usb 3.0 interna-
Porte Ethernet Gbit2
Porta Ethernet dedicata alla gestione1-condivisa
Slot Micro SD-
Consumo rilevato massimo55W

L'autore

Lorenzo Bedin

Laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni, svolge l'attività di libero professionista come consulente IT, dopo un periodo di formazione e esperienza in azienda nel ruolo di sistemista Windows e Linux. Si occupa di soluzioni hardware, siti web e virtualizzazione. Precedenti esperienze di pubblicazioni Web per Motociclismo.it

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